La moglie del pescatore

Stralcio di conversazione avuta con mia madre su Skype:

Madre: “Nella vita ci vuole senso pratico.”

Rachella: “E se uno non ce l’ha cosa deve fare? Suicidarsi?”

Madre: “Senti, dì quello che vuoi. Se lo vuoi sapere, io mi sento molto insoddisfatta come madre.”

Rachella: “Vabbè, questo è normale. Lo sei sempre stata.”

Madre: “…”

Pronunciare l’ultima frase è stata una liberazione. Ce l’avevo in gola da più di trent’anni. Continua a leggere

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Per la mia dolce-amara metà

Se oggi mi dessero la possibilità di mandare indietro il tempo, lo farei. E solo perché mi sono resa conto (a malincuore) di non averne più da sprecare insieme a te.

Ci conosciamo da tanti anni, ma non ti ho mai detto quanto sei bello e quanto mi piacciono i tuoi occhi. Sono riuscita a dirti Ti amo, una volta, di sfuggita, al telefono. Dovevo andare a una festa ma mi ero persa. Continua a leggere

Quando ho provato a rubare l’uomo di un’altra

“Non fregarmi il ragazzo che ti gonfio di botte.”

Lei era fuori di sé dalla rabbia. Era magrolina ma in compenso era scortata da due amiche solide come credenze a vetri. Anche io ero magrolina ma uscivo sempre teneramente a braccetto con altre due più magre di me, una a destra e l’altra a sinistra. Avevamo, noi tre, esperienze pregresse di botte infantili con fratelli, sorelle e cugine. Ma niente che potesse avvicinarsi alla lotta libera.

“Te lo dico ora e non farmelo ripetere più: ti faccio un culo così.” Continua a leggere

Lacrime in tasca

Il futuro che avrai domani non sarà lo stesso che avevi ieri.

(Chuck Palahniuk)

 

In vita mia ho rotto le scatole a così tanta gente che non potete immaginare. Oggi non sono esattamente una fetta di torta (“a piece of cake”), ma buon per voi che non mi avete incontrata una decina d’anni fa.

C’era quella mia ex coinquilina cui avevo proibito di ascoltare De Gregori a tutto volume quando io ero in casa, perché mi ricordava un amore finito. Quell’altra mia ex coinquilina che si è sorbita tutti i miei pianti legati alla tesi, agli ultimi esami e a un altro amore finito. Quella collega di lavoro con cui ero andata al concerto dei Subsonica e voleva ballare ma non osava, perché io ero incollata sul sedile e non mi muovevo perché mi sentivo “un po’ giù”.

Una menzione a parte la merita mia sorella, la quale, pur avendo una bella dose di cz suoi, per lunghi anni è stata il mio punto di riferimento, il numero amico che digitavo per poi aggrapparmi alla cornetta e vomitare tutte le mie amarezze. Senza nessuna premura o pallido interesse di sapere come stava lei dall’altra parte, se per caso non le servisse un aiuto a spalare tutta quella merda in cui la sotterravo diverse volte a settimana. Continua a leggere

A passeggio tra i sepolcri

Quando ero piccola mio padre mi portava spesso al cimitero.

Grazie a Dio, la mia infanzia non è stata segnata da gravi lutti, a parte quelli dei nonni, che erano quelli che lì andavamo a trovare.

Mio padre mi portava al cimitero come un altro papà porterebbe i figli al museo o alla città della scienza. E sospetto che per lui la visita era un po’ come vedere un film o immergersi nella lettura di un libro.

Io camminavo respirando l’aria umida intrisa di cera e di fiori, lo seguivo tra casupole di marmo e cemento, o lungo campi quadrati punteggiati di croci arrangiate (non avevano i soldi per la bara). Guardando le facce di tutte quelle persone che, in foto, sorridevano come se niente fosse, come se non contemplassero proprio la possibilità di tirare le cuoia da un giorno all’altro, mi sfarfallavano in testa tutta una serie di domande. Continua a leggere