A passeggio tra i sepolcri

Quando ero piccola mio padre mi portava spesso al cimitero.

Grazie a Dio, la mia infanzia non è stata segnata da gravi lutti, a parte quelli dei nonni, che erano quelli che lì andavamo a trovare.

Mio padre mi portava al cimitero come un altro papà porterebbe i figli al museo o alla città della scienza. E sospetto che per lui la visita era un po’ come vedere un film o immergersi nella lettura di un libro.

Io camminavo respirando l’aria umida intrisa di cera e di fiori, lo seguivo tra casupole di marmo e cemento, o lungo campi quadrati punteggiati di croci arrangiate (non avevano i soldi per la bara). Guardando le facce di tutte quelle persone che, in foto, sorridevano come se niente fosse, come se non contemplassero proprio la possibilità di tirare le cuoia da un giorno all’altro, mi sfarfallavano in testa tutta una serie di domande. Continua a leggere

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