Quando ho provato a rubare l’uomo di un’altra

“Non fregarmi il ragazzo che ti gonfio di botte.”

Lei era fuori di sé dalla rabbia. Era magrolina ma in compenso era scortata da due amiche solide come credenze a vetri. Anche io ero magrolina ma uscivo sempre teneramente a braccetto con altre due più magre di me, una a destra e l’altra a sinistra. Avevamo, noi tre, esperienze pregresse di botte infantili con fratelli, sorelle e cugine. Ma niente che potesse avvicinarsi alla lotta libera.

“Te lo dico ora e non farmelo ripetere più: ti faccio un culo così.” Continua a leggere

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Il telefono senza fili e l’anima gemella

Conosco un tizio da molto tempo. Quando lui ha qualcosa, ecco che quella stessa cosa (zac!) ce l’ho anch’io. Ad esempio: se lui ha il torcicollo, anche io avrò il torcicollo. Se lui si ubriaca, il giorno dopo sono io a non volermi alzare sul divano e a non voler fare un tubo tutto il santo giorno. Tutto questo avviene senza che intercorra verbo tra me e lui, visto che lui di solito fa in modo di non parlarmi. Continua a leggere

E un bel giorno mi sono cresciute le ali

In un caldo pomeriggio di luglio mi trovavo a casa di un amico, in attesa di guardare una partita in tv. L’appartamento era al primo piano e le finestre davano sulla strada. Io ero in piedi davanti a una di quelle finestre spalancate, e la gente che transitava da fuori poteva vedermi bene, come fossi al centro di uno schermo televisivo.

Ho fatto tutta questa introduzione non tanto perché mi piace parlare di me, ma perché in quel momento il mio destino stava prendendo una certa piega, un certo minestrone stava bollendo in pentola, Dio stava giocando a dadi, mentre io ero totalmente ALL’OSCURO DI TUTTO.

Succede così, se ci pensate bene, in tutti i momenti importanti della vostra vita. C’è qualcosa di grande che sta per succedere e voi non ne avete il minimo sentore, siete lì a limarvi le unghie o a grattugiare il parmigiano. Continua a leggere

Cattivi esempi

A volte i casi umani viaggiano in coppia. Come me più il compagno di viaggio che la sorte mi ha donato in occasione del ri-volo a Londra dopo vacanze in famiglia.

Come al solito me la sono cercata da sola. Ho avuto una di quelle folgorazioni che all’inizio sembrano buone idee, ma poi si rivelano delle grandi rotture di…

Ieri mattina ero sul treno diretto all’aeroporto di XXXXXXX, quando un uomo mi fa cenno di spostare il mio trolley, perché vuole sedersi al posto accanto al mio. Lo so che occupare un altro posto per il proprio bagaglio non è molto civile, ma il treno era mezzo vuoto – insomma, penso, se può scegliere perché deve venire a seccare me?

Faccio come mi chiede, alzando anche le spalle scocciata. Poi tenta di chiedermi, in un italiano stentatissimissimo, se il treno va all’aeroporto di XXXXXXX. E a questo punto io faccio quella cosa, metto in pratica la meravigliosa immagine che mi si è appena formata in mente: gli rispondo in inglese. Per essere utile, of course. Ma forse anche per fare un po’ la figa. Sono una delle poche persone del luogo capaci di parlare inglese. Tsè. Continua a leggere