Il colloquio dei miei sogni

Ho fatto tutti i compitini: i pensieri positivi, la visualizzazione, concentrarmi su ciò che voglio, essere presente nel presente, chiudere con il passato, respirare profondamente, ecc. ecc.

Però ci deve essere qualcosa che mi sfugge, perché tutte queste piccole formule magiche del quotidiano all’iniziano sembrano funzionare salvo poi scoppiarmi in faccia come l’ampolla del piccolo chimico.

Dunque, la settimana scorsa guardavo una lista di annunci di lavoro e sospirando tristemente mi sono detta che sarebbe meraviglioso se un datore di lavoro si mettesse in contatto con me spontaneamente. Qualcuno che leggesse il mio curriculum e ne fosse così entusiasta da volermi conoscere. Continua a leggere

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La moglie del pescatore

Stralcio di conversazione avuta con mia madre su Skype:

Madre: “Nella vita ci vuole senso pratico.”

Rachella: “E se uno non ce l’ha cosa deve fare? Suicidarsi?”

Madre: “Senti, dì quello che vuoi. Se lo vuoi sapere, io mi sento molto insoddisfatta come madre.”

Rachella: “Vabbè, questo è normale. Lo sei sempre stata.”

Madre: “…”

Pronunciare l’ultima frase è stata una liberazione. Ce l’avevo in gola da più di trent’anni. Continua a leggere

Per la mia dolce-amara metà

Se oggi mi dessero la possibilità di mandare indietro il tempo, lo farei. E solo perché mi sono resa conto (a malincuore) di non averne più da sprecare insieme a te.

Ci conosciamo da tanti anni, ma non ti ho mai detto quanto sei bello e quanto mi piacciono i tuoi occhi. Sono riuscita a dirti Ti amo, una volta, di sfuggita, al telefono. Dovevo andare a una festa ma mi ero persa. Continua a leggere

Perché i pensieri positivi a volte sono negativi

The_ShiningTantissimi anni fa feci uno stage in un canale televisivo locale gestito (ahimè) da diramazioni, protesi e protuberanze varie dell’azione cattolica italiana. Di conseguenza tutto il personale, dai cameraman al grafico al portiere, era composto da credenti ferventi e assidui della santa messa. Di tutto il personale ricordo con nitidezza poche persone. Una di queste, l’allora responsabile delle risorse umane, la signorina Carmela Qualcosa, la cui immagine viene ancora ad attanagliarmi nei peggiori incubi. Continua a leggere

Quando ho provato a rubare l’uomo di un’altra

“Non fregarmi il ragazzo che ti gonfio di botte.”

Lei era fuori di sé dalla rabbia. Era magrolina ma in compenso era scortata da due amiche solide come credenze a vetri. Anche io ero magrolina ma uscivo sempre teneramente a braccetto con altre due più magre di me, una a destra e l’altra a sinistra. Avevamo, noi tre, esperienze pregresse di botte infantili con fratelli, sorelle e cugine. Ma niente che potesse avvicinarsi alla lotta libera.

“Te lo dico ora e non farmelo ripetere più: ti faccio un culo così.” Continua a leggere

Sulla legge di attrazione, su sogni e desideri

maratondaCi penso e ci ripenso, e mi sembra di essere vittima di un incantesimo. O di vivere in un fumetto di Dylan Dog, quel numero in cui c’erano gli abitanti della città X che si svegliavano tutti i giorni per vivere lo stesso identico giorno, da anni e anni. Bloccati in una bolla atemporale.

Ecco, a volte mi sembra di correre intorno a qualcosa, non verso qualcosa. Per farla breve, ci provo e ci riprovo ma non cavo un ragno dal buco. Per buttarvi subito addosso il carico da novanta, vi dirò che a volte ho la sensazione che mentre il mondo in cui vivo va avanti, la gente invecchia, che gli idoli della mia adolescenza diventano vintage, i miei amici diventano sempre più adulti, io sono ferma nello stesso istante da anni e anni, l’istante beato dell’adolescenza. Continua a leggere

Sul blocco dello scrittore e su come sia facile scrivere

Stamattina alle 8 salto dal letto con i migliori propositi del mondo (nonostante ieri mi sia scolata un’intera bottiglia di vino rosé, 13,5°, e ancora adesso possa sentirne i postumi).

HarrietMagnifica colazione con due uova fritte, pane imburrato, salsicce vegetariane firmate Lynda McCartney. E tanto tanto caffè della caffettiera (non quello solubile, per carità).

Mi sento al top nonostante ieri notte abbia sognato di essere Harriet, la bambina lentigginosa e ficcanaso di Super Vicky, e nel sogno c’era un gruppo di persone che mi cantava “she’s a small wonder” e mia sorella mi guardava e rideva in maniera convulsa. (Una volta ho sognato di essere un elefante, una volta una prostituta nel 1600, un’altra volta una ragazzina che correva in un orto tra i meli, per scappare dal suo promesso sposo. Rigurgiti di vite precedenti o schizofrenia)

Guardo una puntata dei Soprano. Metà giallo di un uovo mi cade sulla felpa. Finisce la puntata dei Soprano. Mi dico che adesso vado, ancora cinque minuti, poi dieci minuti, poi ancora cinque, e sono già le nove. Tanto oggi, lo sento, scriverò moltissimo, sarà una giornata super produttiva. Continua a leggere